Stamattina di buon ora, io e mon amour siamo partiti…destinazione Perugia.
Non potevo perdermi per nessuna cosa al mondo la stupenda mostra di uno dei più grandi e premiati maestri della fotografia del nostro secolo: Steve McCurry. La sottoscritta nn è espertissima di fotografia..(.è una passione che sto pian piano coltivando) ma McCurry mi ha sempre affascinato per la sua capacità di cogliere emozioni vere attraverso la macchina fotografica.
La mostra presenta oltre 240 immagini illuminate come diapositive, sospese nel vuoto in un’atmosfera disarmante.
Sei temi: L’Altro, il Silenzio, la Guerra. Gioia, l’Infanzia, la Bellezza.
Sei temi: L’Altro, il Silenzio, la Guerra. Gioia, l’Infanzia, la Bellezza.
Non è la solita mostra, è un racconto. Il racconto di viaggi in terre forse troppo lontane da noi, delle quali probabilmente ignoriamo la vera identità che McCurry offre ai nostri occhi sottoforma di fotografie che hanno la capacità di togliere il respiro.
Entrando alla mostra ci si trova in Afghanistan, in India, in Tibet, in Indonesia, tra decine di colori meravigliosi e una continua e costante sofferenza che noi possiamo forse solo immaginare.
Ci si trova a mezzo metro da volti di splendidi bambini che hanno negli occhi talmente tanta paura da contagiare anche chi osserva la fotografia.
McCurry riesce davvero a catturare le loro emozioni e, ancor più meraviglioso, riesce a trasmetterle.
Nella sezione tematica dedicata alla “Guerra”, impressionante è la foto di un bambino di non più di 5 anni, che impugna una pistola rivolta alla tempia con gli occhi colmi di lacrime.
Nella sezione tematica dedicata alla “Guerra”, impressionante è la foto di un bambino di non più di 5 anni, che impugna una pistola rivolta alla tempia con gli occhi colmi di lacrime.
Molte fotografie che ritraggono bambini sfruttati, l’incubo tremendo dei bambini-soldato, costretti a crescere troppo in fretta e a fingere di essere adulti, con sguardi pieni di dolore.
Ci si sente un po’ più confortati, se così si può dire, arrivando davanti alla foto più celebre di Steve McCurry, “Afghan Girl”, quel capolavoro che ritrae Sharbat Gula, la ragazza con gli occhi magnifici e penetranti.Ci si ferma lì, attirati come da una calamita, non si può solo passare di fianco, bisogna fissarla, è magnetismo puro.
Ci si sente un po’ più confortati, se così si può dire, arrivando davanti alla foto più celebre di Steve McCurry, “Afghan Girl”, quel capolavoro che ritrae Sharbat Gula, la ragazza con gli occhi magnifici e penetranti.Ci si ferma lì, attirati come da una calamita, non si può solo passare di fianco, bisogna fissarla, è magnetismo puro.
Fortunatamente ci si imbatte anche nella sezione della Gioia, dove un sorriso, delle mani al cielo, un momento di gioco, si fanno largo tra le vite spezzate e l’orrore lasciato dalla guerra.
Sono rimasta estasiata da questa mostra …veramente….è come trovarsi dentro ad un labirinto pieno di sorprese, coinvolti in un turbine di emozioni fortissime e con stupore ci si accorge che a procurarcele, in fondo, siano “solo” fotografie.
Invito tutti ad andarci…però fate presto…domenica è l’ultimo giorno!!
“La maggior parte delle mie immagini sono di persone. Cerco il momento indifeso, l’anima più genuina che si affaccia, esperienza impressa sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che quella persona può essere, una persona colta sopra un paesaggio più ampio, che potremmo chiamare la condizione umana”.Steve McCurry












